42) Dewey. Scuola e vita sociale.
John Dewey (1859-1952) nel 1897 pubblica Il mio credo pedagogico
in cui espone, nella forma di un atto di fede i princpi ai quali
si ispira la sua educazione progressiva sperimentata a partire
dal 1896 con la fondazione di una scuola-laboratorio presso
l'Universit di Chicago. Dewey  consapevole della prospettiva
radicalmente nuova introdotta dalla sua concezione pedagogica e ne
riassume il significato in questi cinque punti che costituiranno
da allora i principi ispiratori del movimento della scuola attiva.
J. Dewey, Il mio credo pedagogico (vedi manuale pagine 288-289).
Articolo I Cos' l'educazione.
Io credo che.

- ogni educazione deriva dalla partecipazione dell'individuo alla
coscienza sociale della specie. Questo processo s'inizia
inconsapevolmente quasi dalla nascita e plasma continuamente le
facolt dell'individuo, saturando la sua coscienza, formando i
suoi abiti, esercitando le sue idee e destando i suoi sentimenti e
le sue emozioni. Mediante questa educazione inconsapevole
l'individuo giunge gradualmente a condividere le risorse
intellettuali e morali che l'umanit  riuscita ad accumulare.
Egli diventa un'erede del capitale consolidato della civilt.
L'educazione pi formale e tecnica che esista al mondo non pu
sottrarsi senza rischio a questo processo generale. Pu soltanto
organizzarlo o trasformarlo in qualche direzione particolare.
- il processo educativo ha due aspetti, l'uno psicologico e l'altro
sociologico, e che nessuno dei due pu venire subordinato
all'altro o trascurato senza che ne conseguano cattivi risultati.
Di questi due aspetti quello psicologico  basilare. Gli istinti e
i poteri medesimi del fanciullo forniscono il materiale e danno
l'avvio a tutta l'educazione. Se gli sforzi dell'educatore non si
riallacciano a qualche attivit che il fanciullo compie di sua
propria iniziativa indipendentemente dall'educatore stesso,
l'educazione si riduce a una pressione dall'esterno. Essa pu dare
dei risultati esterni, ma non pu essere veracemente chiamata
educativa. Senza una penetrazione della struttura e delle attivit
psichiche dell'individuo il processo educativo sar, perci,
accidentale e arbitrario. Se coincide fortuitamente coll'attivit
del fanciullo, ne verr stimolato; altrimenti risulter in un
ostacolo o in un agente di disintegrazione o di arresto della
natura del fanciullo.
- la conoscenza delle condizioni sociali, o dello stato attuale
della civilt,  necessaria per potere interpretare esattamente i
poteri del fanciullo. Questi possiede i suoi istinti e le sue
tendenze, ma noi ne ignoriamo il significato finch non possiamo
tradurli nei loro equivalenti sociali. Dobbiamo essere capaci di
riportarli ad un passato sociale e di vederli come l'eredit di
precedenti attivit della specie. Dobbiamo essere capaci altres
di proiettarli nel futuro per vedere quel che sar il loro
risultato e il loro fine.
- l'aspetto psicologico e quello sociale stanno fra loro in un
rapporto organico e che l'educazione non pu venir considerata
come un compromesso fra i due aspetti o come una sovrapposizione
dell'uno sull'altro. Si afferma che la definizione psicologica
dell'educazione  nuda e formale, che ci d soltanto l'idea dello
sviluppo di tutti i poteri della mente senza darci nessuna idea
del loro impiego. D'altra parte si insiste che la definizione
sociale dell'educazione come "adattamento" alla civilt ne fa un
processo forzato ed esterno e conduce a subordinare la libert
dell'individuo a una situazione sociale e politica presupposta.
- ciascuna di queste obiezioni  vera quando viene affacciata
contro uno dei due aspetti isolato dall'altro. Per conoscere quel
che  veramente una facolt dobbiamo conoscerne il fine, l'impiego
o la funzione, e ci non  possibile se non si concepisce
l'individuo come attivo nei rapporti sociali. Ma d'altra parte il
solo possibile "adattamento" che possiamo dare al fanciullo nelle
condizioni esistenti  quello che deriva dal porlo in possesso
completo di tutte le sue facolt. Coll'avvento della democrazia e
delle moderne condizioni industriali  impossibile predire con
precisione cosa sar la civilt di qui a venti anni. E' perci
impossibile preparare il fanciullo a un ordine preciso di
condizioni. Prepararlo alla vita futura significa dargli la
padronanza di se stesso; significa educarlo in modo che egli
arrivi a conseguire l'impiego intero e pronto di tutte le sue
capacit; che il suo occhio, il suo orecchio e la sua mano possano
essere pronti strumenti di comando, che il suo giudizio possa
essere capace di afferrare le condizioni nelle quali deve lavorare
e le forze che egli deve sviluppare per poter agire economicamente
ed efficientemente. E' impossibile raggiungere questo adattamento
se non si tien conto di continuo dei poteri, dei gusti, e degli
interessi propri dell'individuo, cio se l'educazione non 
costantemente convertita in termini psicologici.
Riassumendo, io credo che l'individuo che deve essere educato  un
individuo sociale e che la societ  un'unione organica di
individui. Se eliminiamo il fattore sociale dal fanciullo si resta
solo con un'astrazione; se eliminiamo il fattore individuale dalla
societ, si resta solo con una massa inerte e senza vita. Perci
l'educazione deve iniziarsi con una penetrazione psicologica delle
capacit del fanciullo, dei suoi interessi e delle sue abitudini.
Essa deve esser controllata ad ogni punto` con riferimento a
queste stesse considerazioni. Tali facolt, interessi e abitudini
devono essere continuamente interpretate; noi dobbiamo sapere qual
 il loro significato. Esse devono esser tradotte nei loro
equivalenti sociali e mostrare la loro capacit come organi di
servizio sociale.


Articolo secondo Cos' la scuola.
Io credo che.

- la scuola  prima di tutto un'istituzione sociale. Essendo
l'educazione un processo sociale, la scuola  semplicemente quella
forma di vita di comunit in cui sono concentrati tutti i mezzi
che serviranno pi efficacemente a rendere il fanciullo partecipe
dei beni ereditati dalla specie e a far uso dei suoi poteri per
finalit sociali;
- l'educazione , perci, un processo di vita e non una
preparazione a un vivere futuro.
- la scuola deve rappresentare la vita attuale - una vita
altrettanto reale e vitale per il fanciullo di quella che egli
conduce a casa, nel vicinato o nel recinto dei giochi.
- quell'educazione che non si compie per mezzo di forme di vita,
forme che vale la pena di vivere per loro stesse,  sempre un
inadeguato sostituto della realt genuina e tende a impastoiare e
a intorpidire.
- la scuola, come istituzione, deve semplificare la vita sociale
esistente; deve ridurla in certo modo a una forma embrionale. La
vita esistente  cos complessa che il fanciullo non pu venirvi
portato a contatto senza confusione o distrazione. Esso o 
sopraffatto dalla molteplicit di attivit che hanno luogo, s che
smarrisce la sua capacit di reagire ordinatamente, oppure 
stimolato da queste varie attivit in modo tale che le sue facolt
vengono attivate prematuramente ed esso o diventa indebitamente
specializzato oppure si disintegra.
- intesa come vita sociale semplificata, la vita di scuola deve
svolgersi gradualmente dalla vita domestica; che deve riprendere e
continuare le attivit che gi in casa sono familiari al
fanciullo.
- deve proporre queste attivit al fanciullo e riprodurle in modo
che esso possa gradualmente apprenderne il significato e rendersi
atto a fare la sua parte in rapporto ad esse.
- questa  una necessit psicologica, perch  il solo modo di
assicurare la continuit dello sviluppo del fanciullo, e il solo
modo di dare uno sfondo di esperienze passate alle idee nuove
promosse a scuola.
-  altres una necessit sociale, perch la casa  la forma di
vita sociale nella quale il fanciullo  allevato e in rapporto
alla quale esso ha ricevuto la sua educazione morale. Spetta alla
scuola di approfondire e di estendere il suo senso dei valori
collegato alla sua vita domestica.

Articolo terzo La materia dell'educazione   .
Io credo che.

- la vita sociale del fanciullo  il fondamento della
concentrazione, o della correlazione, di tutta la sua educazione o
sviluppo. La vita sociale conferisce la unit inconsapevole e lo
sfondo di tutti i suoi sforzi e di tutte le sue realizzazioni.
- la materia del programma scolastico deve differenziarsi
gradualmente dall'inconsapevole unit originaria della vita
sociale.
- noi violiamo la natura del fanciullo e rendiamo difficili i
migliori risultati morali introducendo il fanciullo troppo
bruscamente a una quantit di studi speciali, come il leggere, lo
scrivere, la geografia, ed altri, senza rapporto con questa vita
sociale.
- il vero centro di correlazione tra le materie scolastiche non 
la scienza n la letteratura n la storia o la geografia, ma sono
le attivit sociali del fanciullo stesso.
- l'educazione dev'essere concepita come una ricostruzione continua
dell'esperienza; che il processo e il fine dell'educazione sono
una sola e identica cosa.
- il costituire qualsiasi fine esterno all'educazione come tale che
dia ad essa il suo fine e la sua norma equivale a privare il
processo educativo di gran parte del suo significato; e tende a
indurci a fare assegnamento su stimoli falsi ed esterni nei nostri
rapporti col fanciullo.


Articolo quarto La natura del metodo.
Io credo che.

- la questione del metodo sia riducibile infine alla questione
dell'ordine dello sviluppo delle facolt e degli interessi del
fanciullo. La legge per la presentazione e per la trattazione
della materia  la legge implicita nella natura del fanciullo
medesimo. E' per questo che io credo che le proposizioni seguenti
siano d'importanza suprema per determinare con quale spirito si
deve effettuare l'educazione.
- il lato attivo precede quello passivo nello sviluppo della natura
del fanciullo; che l'espressione viene prima dell'impressione
consapevole; che lo sviluppo muscolare precede quello sensoriale;
che i movimenti precedono le sensazioni consapevoli. Io credo che
la coscienza sia essenzialmente motrice o impulsiva; che gli stati
coscienti tendano a proiettarsi in azione.
- l'aver trascurato questo princpio sia la causa di gran parte
dello spreco di tempo e di energia nel lavoro scolastico. Il
fanciullo  spinto a un atteggiamento passivo, ricettivo o
assorbente. Le condizioni sono tali che non gli  consentito di
seguire la legge della sua natura; di qui i contrasti e lo
sperpero.
- anche le idee (i processi intellettivi e mentali) derivano
dall'azione e vengono trasmesse in vista di un migliore controllo
dell'azione. Ci che noi chiamiamo ragione  essenzialmente la
legge dell'azione ordinata e efficace. Il difetto fondamentale dei
metodi da noi attualmente adoperati in questo campo consiste nel
tentativo di sviluppare le facolt del ragionamento e del giudizio
senza riferimento alla scelta o all'ordinamento dei mezzi di
azione. Ne consegue che noi mettiamo di fronte al fanciullo dei
simboli arbitrari. I simboli sono necessari allo sviluppo mentale,
ma il loro posto  quello di strumenti per economizzare lo sforzo;
presentati in s, essi sono un insieme di idee arbitrarie e senza
significato imposte dall'esterno.
_ gli interessi sono i segni e i sintomi dello sviluppo di
capacit. Io ritengo che essi rappresentino delle capacit
sorgenti. Perci l'osservazione costante e accurata degli
interessi  della massima importanza per l'educatore.
- questi interessi devono essere osservati come indici dello stato
di sviluppo raggiunto dal fanciullo.
- essi annunciano lo stadio nel quale il fanciullo sta per entrare.
- solo mediante l'osservazione continua e sollecita degli interessi
della fanciullezza  dato all'adulto di penetrare nella vita del
fanciullo, di scorgere la disposizione e la materia su cui egli
potrebbe operare pi prontamente e con miglior esito.
- a questi interessi non si deve indulgere n li si devono
reprimere. Reprimere un interesse significa sostituire l'adulto al
fanciullo, e indebolire in tal modo la curiosit e la prontezza
intellettuale, sopprimere l'iniziativa e mortificare l'interesse.
Indulgere agli interessi significa sostituire ci che  transeunte
a ci che  permanente. L'interesse  sempre il segno di qualche
potere celato; la cosa importante  di scoprirlo. Indulgere
all'interesse vuol dire mancar di penetrare sotto la superficie, e
il risultato sicuro  la sostituzione del capriccio e del
ghiribizzo all'interesse genuino.


Articolo V La scuola e il progresso sociale.
Io credo che.

- l'educazione  il metodo fondamentale del progresso e dell'azione
sociale.
- tutte le riforme che poggiano semplicemente sull'emanazione di
leggi o sulla minaccia di certe penalit, o su mutamenti di
dispositivi meccanici e esterni sono transitorie e futili.
- l'educazione  una regola del processo mediante cui si giunge a
partecipare della consapevolezza sociale; e che l'adattamento
dell'attivit individuale sulla base di questa consapevolezza
sociale  il solo metodo sicuro di ricostruzione sociale.
- questa concezione tiene in debito riguardo sia gli ideali
individualistici che quelli socialistici. Essa  individuale
perch riconosce la formazione di un certo carattere come la sola
vera base del giusto vivere. E' sociale perch riconosce che
questo giusto carattere non deve essere formato soltanto mediante
precetti, esempi o esortazioni individuali, ma piuttosto mediante
l'influenza di una certa forma di vita istituzionale o di comunit
sull'individuo, e che l'organismo sociale mediante la scuola come
suo organo pu dar luogo a dei risultati morali.
R. Tassi, Itinerari pedagogici del '900, Zanichelli, Bologna,
1991, pagine 321-326.
